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Se sistemiamo le scuole anche i pensieri saranno migliori, di Marco Lodoli

 

In questi trent’anni di insegnamento ho assistito in diretta allo sgretolamento di molte scuole: ho visto frammenti di Eternit sparsi tra la ghiaia del cortile, avvolgibili crollati e rimasti così per mesi, cessi intasati, aule in cui pioveva a dirotto, palestre inagibili, porte scassate, banchi e sedie zoppicanti, muffe sui muri, scritte oscene che si moltiplicavano nei corridoi, intonaci sbriciolati e così via. Magari sono arrivati anche i computer, che spesso invecchiavano prima di essere utilizzati, sono arrivare le lavagne multimediali e altre belle novità, ma nel frattempo gli edifici scolastici si degradavano senza rimedi, abbandonati a se stessi e a una notevole dose di inciviltà collettiva.

Adesso il governo promette fondi per rilanciare l’edilizia scolastica, sanare o almeno mettere toppe là dove servono, rigenerare gli ambienti in cui i nostri figli passano gran parte della loro vita. E’ un punto fondamentale, da perseguire con tenacia e determinazione prima che sia troppo tardi. Non si tratta solo di ridipingere le pareti e sistemare le serrande, si tratta soprattutto di invertire una sensazione che può guastare fin da subito il giudizio sul mondo. Mi spiego meglio: i ragazzi assorbono in fretta le immagini che hanno intorno, quasi senza accorgersene le infilano in un deposito mentale che rappresenta una sorta di patrimonio primario, la premessa mentale al futuro.

Chi vive in un ambiente degradato, sporco, in cui le cose funzionano male o non funzionano per niente, si fa immediatamente un’idea del mondo come di un luogo malridotto, che piega verso il peggio, che tende inesorabilmente alla catastrofe. Se tutto è mezzo rotto, allora posso rompere anch’io, tanto non cambia niente. La scuola crede di insegnare la bellezza e l’intelligenza, ma se si presenta come un luogo brutto e maltenuto, la sua lezione cade nel vuoto. Se un padre spiega al figlio che la vita è sacrificio, impegno, ricerca di armonia, ma poi va in giro con i pantaloni macchiati, la giacca senza bottoni, le scarpe sudicie, state ben certi che questa evidenza sarà più forte di ogni vaga ramanzina. E allora le scuole devono essere belle e pulite, spaziose e luminose, se si vuole che nelle aule passino nobili principi educativi.

La realtà pesa sempre molto di più di qualsiasi teoria. Se ripetiamo che lo sport è fondamentale per la crescita, ma poi teniamo la palestra chiusa perché i vetri sono rotti e l’impianto elettrico sfrigola, nessuno studente ci prenderà sul serio. Se insistiamo sul valore fondante della poesia, ma lasciamo i cessi in condizioni oscene, nessun endecasillabo troverà la via per raggiungere l’anima di un ragazzo. E allora forza, che si spendano bene questi soldi, che si ridia dignità ai luoghi dello studio. In un giardino ben curato, nessuno getterà una cartaccia: di più, nessuno griderà brutte parole, nessuno penserà cose ignobili. L’uomo è ciò che mangia, diceva un filosofo. Ancor di più l’uomo è il luogo che abita. Il malumore, il pessimismo, il cinismo nascono accanto a un muro zozzo, a una finestra spaccata, a una chiazza triste d’umidità.  

Marco Lodoli

18 marzo 2014

(a cura di FC)
 

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